9th
L’insorgenza più comune che ci troviamo a fronteggiare in questi giorni soffiati via da un vento di lupo si dimostra simile a quei dorati dì di maggio vissuti in piena infanzia, tutti sole e guance arrossate. Nello sforzo caduceo di riprodurre sensazioni simulacrate così intensamente nella memoria da aver sostituito il vissuto, i pantaloncini rossi che un giorno ci avvinsero i lombi s’ergono a simbolo d’un costume che nel trancio impietoso dell’ esistenza viene ad assumere una valenza supereroica.
Nel grembiule dell’ asilo ravvisiamo dunque la nostra anima indefessa, il sol invictus che arde a centro dei nostri cuori. Guardando il sogno della società svanire dietro la cruda quintessenza del tribalismo che ancora permea i rapporti tra primati superiori, ci rinfranchiamo pensando al convitto eternamente reiterativo ed infinitamente riverberante della stessa natura, in essa stessa denotando i margini di un concetto che potrebbe essere stato allucinato in luogo di molte cose che si muovono assieme, ma che non rappresenta nulla. Se la guerra del ventunesimo secolo consiste implicitamente di divenire il nostro stesso nemico, abbiamo vinto in ogni caso.
in una mail del 1998, data e ora disperse
