4th
Untrue, il nuovo disco di Burial, è meraviglioso e voglio piangere, cantare e urlare, stare fermo in un angolo con i bassi che muovono l’aria tipo respiro d’una oloturia. chi è questa gente che canta, a che mondo, a che moti del cuore alludono? cosa hanno perso, cosa hanno trovato?
le strofe adornano le tracce come glossolalia superposizionale. dove siamo, dove siamo stati, aiutanti donjuaniani che si lasciano andare durante una notte libera, membrane interdimensionali che operano un lieve reverse.
e qui ci sono tre interviste che raccontano il resto:
@ fact magazine
@ hyperdub blog
@ guardian
e chissene se già le avevo segnalate su haze;
underground music should have its back turned, it needs to be gone, untrackable, unreadable, just a distant light
just a distant light. faro baluginante di chissà che cazzo alle tre di notte, e forse solo qualcosa che si accende, brucia, e poi svanisce via.
